Da Via Gordigiani al passaggio a livello di Rifredi, nella zona del Ponte all’Asse.

Corsica, isola del Mediterraneo settentrionale.

Per quanto geograficamente appartenga al sistema italiano, distando 12 chilometri dalla Sardegna e 82 dalla penisola, costituisce un dipartimento francese con capitale Ajaccio, la città che diede i natali a Napoleone Bonaparte.

Ha una superficie di 8722 chilometri quadrati ed è prevalentemente montuosa, con folte foreste, dove, una volta trovavano rifugio i famosi banditi, sui quali esiste tutta una letteratura.

I suoi fiumi hanno carattere torrenziale ed il principale è il Golo. La cima più alta è quella di Monte Cinto.
Oltre ad Ajaccio, si affacciano mare le città di Bastia e di Porto. Nell interno, si trova la città di Corte.

Napoleone diceva che avrebbe riconosciuto la sua isola, anche ad occhi chiusi, dal profumo della macchia mediterranea.

Il simbolo della sua sperata indipendenza è la « muvra » cioè la capra selvatica.

Gli scambi più costanti, nel passato remoto e in quello prossimo, sono stati con la Toscana, dalla quale giungevano in Corsica esperti boscaioli per la cultura delle piante e buoni letterati per la cultura delle menti.

Il Tommaseo vi raccolse bellissimi canti popolari, espressione d un sentimento epico e nello stesso tempo idillico.

Lungo il viale sorgeva una volta in località Montaione, un grandioso fabbricato, di cui si vedono ancora i resti dell’antica bellissima architettura: questo fabbricato servì prima ad uso di Monastero e poi di Ospedale. II monastero, che prese il nome di San Giuliano, fu fondato da Bartolo di Cino di Benvenuto nel 1362. Nel 1376 però, trovandosi esso al di fuori delle mura, fu abbandonato a causa dei pericoli a cui erano esposte le monache durante i periodi di guerra. Nel 1532 fu trasformato in Ospedale per lebbrosi, sotto il titolo dei Santi Jacopo ed Eusebio (dai fiorentini detto San Sebbio), finché riunito nel 1777 a Santa Maria Nuova, venne soppresso nel 1788.

I locali, ridotti ad uso di fabbricati industriali, nell’epidemia colerica del 1854-1855 furono utilizzati come lazzaretto.

All’angolo con Via Onofrio Zeffirini, all’imbocco del Ponte all’Asse, un tabernacolo, ora vuoto, è segnato da una lapide che l’incuria e il tempo faranno rapidamente sparire:
DOMENICO DI MATTEO POLI BOLOGNESE NEL 1636 FABBRICÒ IN QUESTO LUOGO DA’ FONDAMENTI UN PICCOLO ORATORIO SOTTO L’INVOCAZIONE DI GESÙ, MARIA E GIUSEPPE. LO DOTÒ DI RENDITE PER SUO MANTENIMENTO ED UNA UFIZIATURA AMO- VIBILE COL GIUS. DI NOMINARVI RETTORE ALTERNATIVAMENTE A FAVORE DEL GRANDUCA DI TOSCANA E LE MONACHE DI SAN JACOPO DI RIPOLI. QUESTO PONTE FABBRICATO NEL 1762 PEL SERVIZIO PUBBLICO LO HA SEPOLTO NELLE SUE SPONDE E NELL’ARGINE DEL FIUME. LA S.M.C. DI FRANCESCO I DI LORENA DI GLOR. MEM. PER DIRITTO ACCORDATOGLI DAL FONDATORE NEL CASO CHE SI RENDESSE INSERVIBILE COL SUO RESCRITTO 25 LUGLIO 1765 COMANDÒ FONDARSI DI TUTTO IL SUO PATRIMONIO DUE UFIZIATURE AMOVIBILE NELLA REGIA CAPPELLA DI SUO PALAZZO DI FIRENZE ED ERIGERSI QUESTO TABERNACOLO IN ONORE DI DIO E PERPETUA MEMORIA COME È STATO ESEGUITO NEL 1766.