Da Via delle Panche a Via Giuliani, nella zona di Rifredi.

Vittorio Locchi, poeta, nato a Figline nel 1889 e morto annegato nell’Egeo nel 1917.

Chi glielo avrebbe detto, quando nella atìa Figline, declamava agli amici le disperate e dispettose Canzoni del Giacchio, che gli sarebbe stata dedicata una via fiorentina!

Una via, però, fra due «trenini» di casette piccole borghesi quanto mai scialba ed anonima. E vero eh’ egli ebbe a scrivere anche i Sonetti della malinconia, pubblicati postumi, come postuma fu conosciuta, nel 1917, la Sagra di Santa Gorizia, ispirata alla presa della città contesa.

Nel clima guerresco, la sagra di Vittorio Locchi accese una vampata d’entusiasmo, e nessuna poesia di quegli anni, neppure quella del D’Annunzio, ebbe tanto successo e tanto merito per la riscossa dei combattenti, dopo «lo sciopero militare » di Caporetto. Vittorio Locchi era già affogato nell’Egeo.

Studente di ragioneria all’Istituto tecnico Galileo Galilei, aveva avuto come insegnante di letteratura il poeta Diego Garoglio, al quale sarebbe giusto intitolare una via fra i letterati, molti dei quali furono suoi allievi. Appena diplomato entrò nell’amministrazione delle Poste e come ufficiale postale, militarizzato, partecipò alla guerra contro l’Austria.

Era imbarcato per aggiungere il Corpo italiano in Macedonia, quando il piroscafo « Minas » venne silurato e l’acqua dell’Egeo spense la poesia sulle labbra del giovane ufficiale. Ma la Sagra di Santa Gorizia era già stata scritta, e, immediatamente pubblicata, diede al Locchi la fama poetica, dopo la gloria della morte in guerra.

In Via Pellicceria, sul Palazzo delle Poste, sotto una statua allegorica, modellata dallo scultore Giulio Passaglia, si legge questa epigrafe, dettata dal già citato poeta Diego Garoglio:

NEL NOME GLORIOSO,

DI VITTORIO LOCCHI

POETA E MARTIRE DELLA NUOVA ITALIA

SI ASSOMMANO E SUBLIMANO

COME NELLA VETTA SUPREMA

LE PENDICI DELLA MONTAGNA

LE VIRTU’ CIVILI E MILITARI

DI TUTTI I POSTELEGRAFONICI DELLA PROVINCIA IMMOLATISI

PER LA GRANDEZZA DELLA PATRIA NELLA GUERRA DI REDENZIONE NAZIONALE

1915-1918