Vi si accede dal viale delle Mangolie, dal viale dei Pini, dal Viale dei Bambini e da via dei Ligustri, nella zona omonima.

L’Isolotto, fino al 1951, non era che un terreno incolto e sul quale veniva effettuato lo scarico di materiale inutile, lungo la riva sinistra dell’Arno; all’altezza di Monticelli e in vista d’un isolotto, formato dal fiume.

Fu l’amministrazione comunale presieduta dal sindaco Giorgio La Pira, che individuò quella plaga per una «città satellite », che potesse alleviare la gravissima crisi degli alloggi. Con rapidità, venne eseguito un piano regolatore, e la piccola città sorse con criterio urbanistico e dignità architettonica al fine di ottenere un sereno e sano ambiente per tutti coloro che a lungo avevano aspirato ad una umana sistemazione.

Nella seduta di Consiglio del 9 maggio 1955, su proposta dell’assessore delle Belle Arti e dei Giardini, fu deliberato che le vie e le piazze dovessero avere molto verde e fossero intitolate, non più a nomi di personaggi più o meno celebri, ma alle piante ed ai fiori
coltivati sul luogo.

Alla piazza principale venne mantenuto il nome dell’Isolotto, ma tutte le strade che vi confluivano ebbero il nome dei pioppi, dei ligustri, del biancospino, dei melograni, delle camelie, delle ortensie, delle magnolie, dei platani, dei pini, degli agrifogli, delle azalee, dei tigli, del salice, della gaggia, delle mimose, del roseto, degli oleandri, dei rododendri, delle acacie, degli aceri, dei ginepri, ed
anche dei bambini, che sono i fiori dell’umanità.

La chiesa, progettata dall’architetto Guido Morozzi, fu dedicata a Maria Vergine Madre delle Grazie. La prima pietra fu benedetta dal Cardinale Elia Dalla Costa, Arcivescovo di Firenze, in occasione del Congresso Mariano del 1954. Dopo la sua santa morte, la Chiesa venne consacrata, nel 1958, dal successore cardinale Ermenegildo Florit.